Dopo un'intensa campagna e il dibattito politico più seguito nella storia degli Stati Uniti, ci sono ancora americani che non sanno se votare per la democratica Hillary Clinton o per il repubblicano Donal Trump alle elezioni presidenziali che si terranno a novembre 2016.
Ci sono altri candidati indipendenti che hanno ricevuto pochissima copertura mediatica; ma ce n'è uno che ha attirato la nostra attenzione: il “demo-cat” (ovvero il gatto democratico in spagnolo) Limberbutt McCubbins.

McCubbins è l'Aristogatto adottato da Emilee McCubbins, un'adolescente di 18 anni originaria di Louisville, nel Kentucky. Il suo compagno di scuola Isaac Weiss, di 17 anni, è stato colui che ha iscritto l'animale come candidato democratico ed è responsabile della sua campagna elettorale.
Con il suo slogan “The time is meow” (qualcosa come “Il tempo è miao”), Limberbutt promette di portare pace e benessere ai felini di tutto il Paese, come ha annunciato attraverso la sua campagna su Facebook e sul suo sito web.
Durante la sua campagna, questo gatto di 6 anni si è impegnato a proteggere l'ambiente e ha promesso una riforma elettorale: dopo aver visto quanto fosse facile iscrivere il gatto, alcuni Aristogenitori ritengono che il processo di registrazione dei candidati dovrebbe essere un po' più serio.
Non è la prima volta che un animale si candida alle elezioni negli Stati Uniti. Tecnicamente, nessuna legge americana vieta a un animale di diventare candidato alla presidenza: la Costituzione indica soltanto che i candidati devono essere cittadini nati nel Paese, senza specificare che debbano essere una “persona umana”. Grazie a questa interpretazione della legge, almeno un gatto e due cani sono stati eletti sindaci, e persino una capra a Lajitas, in Texas.
Come ha spiegato il suo responsabile della campagna, Limberbutt sa che probabilmente non vincerà queste elezioni. Vorrebbe invece usare la sua popolarità per informare i suoi numerosi sostenitori dell'importanza di votare a tutte le elezioni.

Da ARISTOPET auguriamo a Limberbutt il meglio, perché, che arrivi o meno alla Casa Bianca, per noi è già un vincitore.