Da anni li vediamo nei ristoranti giapponesi, in quelli cinesi, ma anche nei bazar e, in generale, negli esercizi commerciali di carattere asiatico che troviamo in Spagna (per non parlare di ciò che vedremmo nel loro territorio d’origine, naturalmente). Quel gatto dai colori vivaci che saluta senza sosta, senza pause, in modo meccanico, ma anche con una certa tenerezza. Con il tempo è diventato un oggetto così familiare che molte persone ne hanno acquistato uno da tenere in casa, sul posto di lavoro… E infatti «Maneki Neko», l’amuleto giapponese della buona fortuna, si è diffuso in tutto il mondo. Ma cosa sappiamo di lui?

Esistono molte leggende che parlano della sua origine. Una delle più popolari racconta la storia di Tama, una gatta bobtail giapponese tricolore che invitò un ricco signore feudale a rifugiarsi in un tempio buddista fatiscente. Pioveva a dirotto e la gatta lo attirò, naturalmente, agitando la zampa. Il signore si avvicinò al tempio e conobbe l’unico sacerdote rimasto. Divennero amici. E da allora non mancò mai loro qualcosa da mettere sotto i denti, né a lui né alla gatta.
Anzitutto, è importante sottolineare il suo nome: «Maneki Neko». È conosciuto anche come il gatto della fortuna o il gatto che saluta. «Maneki» deriva dal verbo giapponese «maneku», traducibile con «invitare a entrare» o «salutare»; ma si tratta anche di un gatto che chiama, perché in Giappone il saluto non si fa muovendo le braccia, bensì inclinando il corpo in avanti, come in un inchino. «Neko», come si può immaginare, significa gatto.

Il Maneki Neko si caratterizza perché di solito appare sempre seduto e, inoltre, tende ad avere una zampa sollevata. Se si tratta della sinistra, il saluto del gatto invita ad attirare i clienti. Se si tratta della destra, il suo intento è attirare la prosperità, il denaro e, in generale, la buona fortuna. In alcuni casi, più rari, possiamo trovare il simpatico gatto con entrambe le zampe sollevate, aggiungendo così una componente «di protezione» per lo spazio in cui si trova, oltre a quelle già menzionate. Si dice che quanto più in alto tiene la zampa, tanto maggiore sia la sua capacità di attirare la fortuna, il passaggio dei clienti e, in definitiva, la prosperità del locale.

Dal collo del Maneki Neko pende un piccolo campanello che, a quanto si dice, scaccia gli spiriti maligni, mentre nell’altra zampa tradizionalmente tiene una moneta d’oro ovale del periodo Edo chiamata koban, simbolo di fortuna e prosperità.
Come per ogni amuleto, il colore è molto importante. E ha connotazioni proprie. Se si tratta di un gatto tricolore (nero, bianco e arancione), si mira a ottenere la massima fortuna possibile. Attirerà la salute; se è blu, aiuterà a realizzare i sogni del suo proprietario; se è rosso, allontana i pericoli e attira il successo sentimentale; se è nero, evita la sfortuna e aumenta la felicità. Infine, se è rosa, permette di scegliere la persona con cui sposarsi, cosa a cui in Spagna non attribuiremmo grande utilità, ma nei Paesi in cui si praticano ancora accordi familiari che si concludono con matrimoni di convenienza può essere quasi fondamentale.
Oggi, oltre alla figura tradizionale, il Maneki Neko è presente in ogni tipo di merchandising, dalle magliette alle tazze, passando per le cover dei cellulari, i peluche… e naturalmente anche nei tatuaggi e nell’arte.
Senza dubbio, la figura del Maneki Neko e la sua tradizione millenaria dimostrano l’importanza che i gatti aristocratici hanno nella nostra cultura, a livello mondiale, nella nostra società e nelle nostre vite da moltissimi anni. E chissà per quanti ancora! Se vuoi saperne di più sui gatti della fortuna, continua a leggere qui.